Dati

Io lo so che a volte lancio dei messaggi che sono come pietre che bruciano la mia mano.

Don Andrea Gallo

All’inizio di ogni capitolo si sente il suono di un gettone ingerito dalla macchinetta.

Il drugstore stava chiudendo, e Dago, che si era appena sfilato il grembiule, stava per mettersi la giacca e tornare a casa. Il proprietario del negozio, un piccoletto brizzolato chiamato Samir, era chino dietro il registratore di cassa, e quando gli passò accanto sollevò lo sguardo e disse piano: 

– Concedimi un momento Dago. –

Nei suoi tre mesi di lavoro, il sedicenne Dago, non aveva mai sentito il principale usare quel tono di voce. Il cuore iniziò a battergli forte, non riusciva a prendere fiato.

– Cosa c’è Signor Samir? – Chiese.

– Saresti così gentile da svuotare le tasche della giacca e dei pantaloni prima di andartene? – Disse Samir.

– Un furantello. Saresti così gentile da dire da quanto tempo va avanti questa storia? –

– Pensi non sappia cosa succede nel mio negozio? Lo fai con regolarità. –

Da quando aveva abbandonato la scuola, Dago si era sempre cacciato nei guai. Con genitori lontani, Guido il Mago, sarebbe stato felice se fosse stato in grado di tenersi l’impiego che gli aveva trovato per dargli una mano.

Samir continuò:

– Non mi va di chiamare la polizia, così chiamerò Guido per dirgli che sei un idiota e che ti venga a prendere. –

Dago sapeva che il mago sarebbe arrivato di corsa, con gli occhi ardenti di rabbia eppure sperava con tutto se stesso di vederlo arrivare prima che l’agente di ronda capitasse davanti al drugstore di Samir.

Guido entrò nel negozio con un sorriso accennato, un volto cordiale.

– Sì ha rubato nel drugstore. L’ho preso con le mani nel sacco. Cose da poco. Rispose Samir al quesito del mago.

Non avvisarono la polizia. Dopo, nel laboratorio, il mago chiese al ragazzo il motivo per cui rubava. La risposta fu:

– Per bisogno di soldi. Credo. –

Sguardi fissi di fronte. Alla fine Dago si alzò e si diresse in bagno, pensò che il mago era veramente forte ma che se ne doveva andare, e quando fu sulla soglia lo guardò versarsi una tazza di caffè.

Bevve un sorso di caffè bollente. Appariva più vecchio del solito.

Guardò il mago non disse nulla ma capì che la sua adolescenza aveva fine in quel momento.