INTRODUZIONE: L’anima, lettera ai volatili.

La piazza è il centro del teatro. Le performance sociali e culturali sono specchi riflessivi. Esse sono cioè luoghi privilegiati per la costruzione di meta-commenti sul mondo, sono opere d’arte artificiali e volontarie che permettono a una collettività e ai suoi individui di riflettersi, appunto, sentendosi, di volta in volta più, o meno, vicini a quello che vedono.

Laura Gemini

In questo elaborato la tecnica di scrittura utilizzata è per parole chiave.

Il successo economico deve passare attraverso la fantasia e la conoscenza.

Il metateatro è un espediente teatrale con il quale la finzione scenica rimanda direttamente al mondo del teatro, offrendo l’azione di personaggi consapevoli della finzione che essi stessi stanno agendo, come frequentemente avviene nella drammaturgia contemporanea.

Questa è metamoda.

D.

Ama como si estuvieras tallando la primera piedra de un ultimo templo.

Un vero amore non è mai impossibile: t’innamori di chi ti spetta e non di un’illusione. Mordere una mela non è come mordere una pietra.

Alejandro Jodorowsky

Corre sempre un po’ di aria da qualche parte, c’è sempre un po’ di brezza a quota d’uomo, solo che protetti dai muri delle costruzioni, non la senti; si sente all’aperto o in posti di confine. 

A volte c’è necessità di sentire un po’ d’aria addosso.

In quel momento hai un obiettivo da raggiungere. Arrivi in un posto dove ti attende un incontro. Un posto dove vivi un’esperienza personale diventa tuo, in quel momento. 

Sono eventi speciali: Il viaggio di una valigia, una scatola presa per contenere un pensiero, indossare una T-SHIRT MAGICA per andare a sentire un po’ di vento.

Parliamo di confini. Il mare, un confine diverso da quelli ideati dall’uomo. Confini di pensiero.

Il vento lo senti anche vicino a un vecchio albero, con il tronco coperto da rami verdi, che avrà cento anni e sotto al quale ero seduto fino a pochi minuti fa. Mi sono spostato su un’altra panchina per stare al sole, per sentire ancora il vento e, me ne rendo conto ora, per ammirare l’albero. Attorno costruiscono altri condomini e il parco è ancora da terminare. Ci sono molti alberelli da poco piantati, ancora fasciati nell’involucro di plastica. Asfaltatori stanno finendo marciapiedi e piste pedonali.

Sono ospite del parco, fruisco delle sue bellezze, utilizzo questo posto per ritrovarmi e per il vento.

Ora c’è silenzio. Il grande albero se ne infischia di tutto. Sarà qui anche dopo l’ultimo visitatore e anche il vento ci sarà.

L’utilizzo di alberi e di non luoghi per ascoltare il vento e crescere.

Ci sono non luoghi sbagliati come l’acquisto di un pezzo di arbusto, venduto da pezzi di carne e stracci, nel viale della stazione, altri belli a momenti, dipende dall’occasione, come un viaggio sui mezzi pubblici, una videoteca, una pedalata, una cicatrice, la sbirciata nella scatola sbagliata.

Cose che portano a luoghi, spazi, tempi, di storie di altre persone, di baci soddisfatti, di mani unite, di panorami da ammirare di una bellezza tremenda, potenti come botte col mento sul davanzale della finestra, di delusioni terribili ma almeno ci hai provato.

Ti voglio tentare a provare.

Provaci sempre. Trattieni il respiro e vai. Ogni volta che senti il vento, si manifesta un’opportunità per te. Sta a te decidere. La destinazione sta nel viaggio. Non è importante la destinazione ma il modo di muoversi. Potete buttarvi insieme al sasso che state per tirare.

La scheggia di cui vi sto parlando è proprio il viaggio. I modi in cui planerete, atterrerete e vi lancerete.

Disse l’insegnante greco: 

– Lanciate il giavellotto e colpite il bersaglio. –

Certi giavellotti erano semplici e certi con un lungo laccio di pelle legato sulla punta. Per lanciarlo dovevi essere capace di avvolgerlo attorno alla mano, come l’impugnatura di sicurezza di una telecamera, e lasciarlo andare nel momento finale del lancio, in modo che questo laccio, che si chiama amina, si snoderà verta, in modo coreografico.

A questo punto potrete riprendere con la vostra telecamera o lasciarvi andare e viaggiare annessi al giavellotto, per quelli che si buttano nel silenzio, che si buttano nel vento. Gli altri riprenderanno.

Per buttarvi dovete aspettare e sperare che il gimnasiante vi assegni il giavellotto con amina. A volte affidata casualmente, altre bisogna meritarsela con duro impegno.

Non crediate che poi sia facile lanciare il giavellotto… Comunque buon ascolto e vi chiedo di portare con voi, stretta nel becco, questa scheggia che lascerete cadere, nel momento opportuno, nel luogo casuale, quando sarà il momento, aprendo il becco, lasciandola cadere. Questa scheggia che è poi un pezzetto di corteccia del grande albero, con dietro un cielo azzurro. Queste sono le mie t-shirt!